Sempre!

Ho ricevuto un e-mail indisponente 
che diceva che sono di parte.
Ho risposto: ma certo e non lo nego! 

Aval ani tamid nishar ani.

ps. Non scrivo su "gare". Questo blog è un registro personale, come ho spiegato qui.
Bisogna fermare questa guerra. Il mondo intero lo sa e lo ribadisce in tutte le lingue.

Non posso però fare a meno di continuare a chiedermi dove fosse questo stesso mondo qualche mese fa (?). Ne va della mia vita, devo sapere, pretendo una risposta. Mentre ex compagni di scuola e di giochi, ora indossano divise e lasciano le loro famiglie e case in messirut nefesh, mi chiedo se arriverà almeno per loro una risposta.

Dov'erano questi giornalisti quando a vivere sotto le bombe era l'altro lato? Dov'erano mentre il vicino sprecava tutti i finanziamenti internazionali con armi e costruzioni sotterranee? Dov'erano mentre i soldi donati per la costruzione del loro avvenire, delle  loro scuole e per gli ospedali andavano altrove? Dov'erano quando essi mangiavano dolcetti per strada e ballavano festeggiando ogni vittima fatta dai terroristi sul territorio israeliano in questi lunghi anni scanditi da razzi e minacce?

E perché non spiegano come mai donne e bambini non si possano spostare del tutto nelle zone sicure e sono rimasti nelle zone di fuoco incrociato? Perché non spiegano cosa significa l'ordine dei capo-clan e dei capi-tribù per quelle donne e quei bambini? Sapete cosa succede in quel posto ad una donna che disobbedisce?

Perché attivisti e giornalisti oltre a contarli quando muoiono non cercano di salvarli dai loro fratelli mentre sono VIVI?

Perché invece di scattare le foto di scene atroci per rivenderle alle redazioni in Europa, non spendono ogni loro minuto nel cercar di metterli in salvo?

Sapete, nel mio mestiere, se hai la sfortuna di vivere circondato da periferie violente, impari presto che una telecamera e un collegamento internet o telefonico può salvare la vita a moltissime persone. Perché quindi, scrivere del dopo ma no del prima?

Ora, qualcuno qui comincia a saper distinguere tra l' hamas del governo e le sue brigate armate, gli e. al qassam, quasi come a voler rinfrescare di credibilità il gruppo terrorista con cui Mazen ed una parte di popolo gazawi non ha ancora tagliato corto. Perché non si leggono i dettagli di questa disgrazia e si continuano a riempire i contenuti dei giornali esclusivamente con gli spostamenti profughi, sedute di mediazione e numeri di morti?

Perché l' occidente continua a non voler conoscere i problemi prima di dire come bisogna risolverli? 

Non serve a molto fare domande ora e LO SO.

Ho solo paura che, non avendo ancora avuto cenno di risposta, il giorno successivo alla tregua (che spero e prego perché arrivi in queste ore!), non potremo ancora augurarci che essa porti alla pace definitiva. Perché sia possibile la pace, non può esserci più il rischio di ricaduta nella stessa omertà internazionale degli ultimi dieci anni.

Chissà se il mondo lo capirà in tempo!

Ki atah imadì.

Voglia l'Alto riportarceli tutti, tutti i figli di tutti a casa, vivi!

Tra le prime lezioni che ci arrivano sul mondo, nella Torah, il pentateuco, ci viene insegnato che la pace, l'amore tra gli esseri umani, il rispetto della vita in ultima analisi, è un valore talmente grande da riuscire a smuovere la pietà dell'Alto e salvarci da punizione.

Rashì, grande commentatore della Torah, ci fa notare la differenza tra la generazione sterminata dal diluvio e quella dispersa poi per la costruzione della torre di Bavel.

La prima generazione era degenerata e violenta, la seconda generazione in questione, quella che osò costruire la torre per provare a conquistare il cielo, affrontando così il potere dell'Alto e disprezzando il così tanto bene che da Lui era stato concesso; quella era una generazione in armonia, si volevano bene quanto bastava per essere degni di salvezza. Come punizione (potrebbe anche essere intesa come lezione o sfida da superare e recuperarsi!), persero "soltanto" l'unità linguistica, cominciarono a parlare lingue diverse e si allontanarono, dispersi dall'Alto nel mondo intero e, da allora, facciamo fatica per imparare nuove lingue e dobbiamo tutti impegnarci per riuscire a capirci meglio.

Grande, infinita appare quindi l'importanza del rispetto della vita di ciascun essere messo dal Signore su questa terra; talmente grande da generare il merito capace di salvarci la vita. E se solo riuscissimo ad assaggiare quella comprensione reciproca, se solo fosse possibile averne memoria e ricordare anche la meraviglia di parlarci e capirci liberamente o, quanto meno, di ricordare cosa significhi il dovere sentito, il compito di ricercare la comprensione; sai quanto avremmo già potuto riparare e innalzare questo mondo!

Eppure sembra che non finiamo mai di scoprire quanto siamo capaci di allontanarci, quanto siano grandi gli ostacoli che ci separano da un avvenire migliore...

Spesso, ho la sensazione che l'odio venga alimentato più di ogni altro sentimento. Nemmeno la rabbia viene vissuta più di tanto, si passa direttamente a cosa peggiore senza metabolizzare nulla e, quindi, senza chance di rimarginare la ferita, di ripulirla abbastanza. Tutto degenera troppo in fretta se non ci proteggiamo con coscienza.

Io mi rifiuto a cedere il mio corpo e la mia anima alla rabbia. Ce la stanno mettendo tutta in tanti ma ora basta, mi rifiuto.

Ho visto oggi delle scene che mai e poi mai potrò condividere minimamente, non appartengono a niente in cui credo nè a quanto mi è stato insegnato in casa mia. Prego D'io di avere pietà di tutti i soldati giusti che in queste ore lavorano per difendere la vita e combattono la loro battaglia interiore per non farsi vincere dalla rabbia, per non farsi tradire dall'orgoglio nè da nessun altro tipo di male che tenta la mano armata.

Oggi, chiedo all'Alto di darci la forza di non soccombere, di non farci sporcare le anime, di non farci trasportare da quest'altra ondata di degrado. Che Lui ci dia caparbietà ed umiltà raddoppiata per capire, capirci e farci capire senza cadere nella trappola dei violenti che ci vogliono altrettanto violenti.

Ho pianto troppo in questi giorni. Penso che essere madre mi abbia cambiato talmente tanto ma essere vulnerabili, in periodi come questo, è un bene.

Oggi ho pianto un pò di più però. Ho ricevuto la mail di una sposina che abita a Beitar, l'ho conosciuta quando era piccola e allora sognava di diventare designer di moda, mi ha mandato foto del suo matrimonio. Quanto era bella vestita di bianco per le strade di Gerusalemme! Quanto è fiduciosa! Quanti piani avrà per sé! 

Ho pensato a quei bambini uccisi e ai piani che avrebbero potuto avere per sé se solo non fossero stati in mezzo ad una guerra. Ho pensato alla mia M e alla mia S che sarebbero state con noi a Tel Aviv e a Gerusalemme a fine agosto e ne erano entusiaste ma ora rimandiamo a tempi migliori; e a quelli altri bambini che ormai scambiano un bunker per casa. E non mancano nuove e vecchie disgrazie. Si pensi ai nuovi attentati in Afghanistan, alle guerre ignorate dalla stampa che passano inosservate, all'aereo pieno di turisti abbattuto in volo. Non può continuare questa follia!

Questo è un periodo in cui qui ricordiamo l'inizio dei periodi in cui furono distrutti il primo e il secondo Tempio. Ci furono anche altre sventure vissute in questo periodo e non posso non collegare la tristezza di questi giorni al periodo che vivremo fino al 9Av (4-5 agosto). Ma almeno in questi termini mi rifornisco di speranza.

Se guardo indietro e vedo quante disgrazie siamo riusciti ad attraversare, se penso a quanto la terra e il tetto siano secondari rispetto alla fede univoca nell'Altissimo e al rispetto della Sua legge; se penso a quante strade ci son volute per arrivare ad abitare Eretz, a quanti piedi camminarono, a quanto deserto c'era intorno a noi nei momenti in cui L'Alto arrivò e ci mise in sicurezza, allora sì che mi viene coraggio per pensare al futuro, ringraziare e chiedere ancora. Non bisogna amare più la terra che la Legge, non bisogna farsi distrarre, bisogna combattere senza nutrirsi di odio, bisogna fidarsi dell'Alto.

Cosa chiedere allora?

Sembra ancora così difficile vista da qui, così utopica e lontana, sembra il contrario di tutto ma sarò pure testarda e rischio di passare per l'ennesima illusa e fanatica ma la verità è che non me ne importo più di tanto di cosa sembro quando chiedo. Nella mia cultura, la dialettica è condizione sine qua non per la costruzione di ogni cosa. Se non ringrazi e non sai chiedere, sprechi tempo, sprechi vita.

Quindi, mi siedo qui stasera e Gli parlerò ancora dello stesso argomento, sperando che le suppliche salgano in fretta. Anche se è da bambini, anzi, appunto perché è da bambini, la pace vera per tutta questa gente che c'è nel mondo Gliela chiedo lo stesso.

Terribilmente attuale.

Dritto al punto: i titoli e i contenuti dei giornali e telegiornali ma anche dei blog italiani di questi giorni, arrivano troppo spesso alla difesa velata di un gruppo di terroristi. Noto con stupore e dispiacere che in Italia esiste ancora chi pensi che lo stato israeliano non sarebbe mai dovuto nascere.

E i crimini di un gruppo terrorista vengono dipinti come resistenza, giustificati da gruppi di una sinistra che mai fu così ottusa. Vengono convocate manifestazioni e azioni di appoggio a Gaza come se la questione umanitaria potesse prescindere dalle scelte dello stesso governo dei palestinesi. Attenti quindi a non prendere pan per focaccia. Il governo Mazen non ha osato minimamente rompere con Hamas firmando la tregua, anzi.

Eppure, oggi, la mancata tregua viene dipinta come atto di coraggio. Così grande tristezza non mi era mai capitato di provare nella lettura dei media italiani. Molti si sono messi a parlare dei treni deragliati in Russia e, a pensarci bene, qualcuno in Italia ha deciso di dedicarsi alla scoperta del nuovo allenatore per la Juve. Non so cosa sia peggio.

I miei genitori oggi arrivano a quarant'anni di matrimonio ma alla mia mail, che di solito anticipa la telefonata per gli auguri, mio padre mi ha risposto con un testo che a casa nostra è noto e che avrei voluto poter dimenticare. E' terribilmente attuale e lui, vecchio uomo di sinistra, lo sa meglio di me.

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Di passaggio a Fiumicino sento due turisti dire, sfogliando un giornale: 

“Fra guerre e attentati non si parla che di ebrei, che scocciatori…”

È vero, siamo dei rompiscatole, sono secoli che rompiamo le balle all’universo. Che volete. Fa parte della nostra natura.

Ha cominciato Abramo col suo Dio unico, poi Mosè con le Tavole della Legge, poi Gesù con l’altra guancia sempre pronta per la seconda sberla, poi Freud, Marx, Einstein, tutti esseri imbarazzanti, rivoluzionari, nemici dell’ordine. Perché?

Perché l’ordine, quale che fosse il secolo, non poteva soddisfarli, visto che era un ordine dal quale erano regolarmente esclusi; rimettere in discussione, cambiare il mondo per cambiare destino, questo è stato il destino dei miei antenati; per questo sono sempre stati odiati da tutti i paladini dell’ordine prestabilito.

L’antisemita di destra rimprovera agli ebrei di aver fatto la rivoluzione bolscevica. È vero. C’erano molti ebrei nel 1917. L’antisemita di sinistra rimprovera agli ebrei di essere i proprietari di Manhattan, i gestori del capitalismo… È vero ci sono molti capitalisti ebrei.

La ragione è semplice: la cultura, la religione, l’idea rivoluzionaria da una parte, i portafogli e le banche dall’altra sono stati gli unici valori mobili, le sole patrie possibili per quelli che non avevano una patria.

Ora che una patria esiste, l’antisemitismo rinasce dalle sue ceneri, o meglio, scusate, dalle nostre, e si chiama antisionismo. Prima si applicava agli individui, adesso viene applicato a una nazione. Israele è un ghetto, Gerusalemme è Varsavia.

Chi ci assedia non sono più i tedeschi ma gli arabi e se la loro mezzaluna si è talvolta mascherata da falce era per meglio fregare le sinistre del mondo intero.

Io, ebreo di sinistra, me ne sbatto di una sinistra che vuole liberare gli uomini a spese di una minoranza, perché io faccio parte di questa minoranza. Se la sinistra ci tiene a contarmi fra i suoi non può eludere il mio problema.

E il mio problema è che dopo le deportazioni in massa operate dai romani nel primo secolo dell’era volgare, noi siamo stati ovunque banditi, schiacciati, odiati, spogliati, inseguiti e convertiti a forza. Perché? …perché la nostra religione, cioè la nostra cultura erano pericolose.

Qualche esempio?

Il giudaismo è stato il primo a creare il sabato, il giorno del Signore, giorno di riposo obbligatorio. Insomma il week-end. Immaginate la gioia dei faraoni, sempre in ritardo di una piramide.

Il giudaismo proibisce la schiavitù. Immaginate la simpatia dei romani, i più grossi importatori di manodopera gratuita dell’antichità.

Nella Bibbia è scritto: “La terra non appartiene all’uomo, ma a Dio”; da questa frase scaturisce una legge, quella della estinzione automatica dei diritti di proprietà ogni 49 anni. Vi immaginate la reazione dei papi del medioevo e degli imperatori del Rinascimento?

Non bisognava che il popolo sapesse. Si cominciò quindi col proibire la lettura della Bibbia, che venne svalutata come Vecchio Testamento. Poi ci fu la maldicenza: muri di calunnie che divennero muri di pietra: i ghetti.

Poi ci furono l’indice, l’inquisizione e più tardi le stelle gialle. Ma Auschwitz non è che un esempio industriale di genocidio. Di genocidi artigianali ce ne sono stati a migliaia. Mi ci vorrebbero dieci giorni solo per fare la lista di tutti i pogrom di Spagna, Russia, Polonia e Nord Africa.

A forza di fuggire, di spostarsi, l’ebreo è andato dappertutto. Si estrapola il significato e eccoci giudicati gente di nessun posto. Noi siamo in mezzo ad altri popoli come gli orfani affidati al brefotrofio.

Io non voglio più essere adottato, non voglio più che la mia vita dipenda dall’umore dei miei padroni di casa, non voglio più affittare una cittadinanza, ne ho abbastanza di bussare alle porte della storia e di aspettare che mi dicano: “Avanti!”.

Stavolta entro e grido; mi sento a casa mia sulla terra e sulla terra ho la mia terra. Perché l’espressione terra promessa deve valere per tutti i popoli meno che per quello che l’ha inventata?

Che cos’è il sionismo? …si riduce a una sola frase: l’anno prossimo a Gerusalemme. No, non è lo slogan di qualche club di vacanza; è scritto nella Bibbia, il libro più venduto e peggio letto del mondo. E questa preghiera è divenuta un grido, un grido che ha più di duemila anni, e i padri di Cristoforo Colombo, di Kafka, di Proust, di Chagall, di Marx, di Einstein, di Modigliani, e di Woody Allen l’hanno ripetuta, questa frase, almeno una volta all’anno: il giorno della Pasqua.

Allora il sionismo è razzismo?

Ma non fatemi ridere. Il sionismo è il nome di una lotta di liberazione e come ogni movimento democratico ha le sue destre e le sue sinistre. Nel mondo ciascuno ha i suoi ebrei. I francesi hanno i còrsi, i lavoratori algerini; gli italiani hanno i terroni e i terremotati; gli americani hanno i negri, i portoricani; gli uomini hanno le donne; la Società ha i ladri, gli omosessuali, gli handicappati.

Noi siamo gli ebrei di tutti.

A quelli che mi chiedono: “e i palestinesi?” Rispondo “io sono un palestinese di duemila anni fa, sono l’oppresso più vecchio del mondo, sono pronto a discutere con loro ma non a cedergli la terra che ho lavorato. Tanto più che laggiù c’è posto per due popoli e due nazioni”


Le frontiere le dobbiamo disegnare insieme. Tutta la sinistra sionista cerca da trent’anni degli interlocutori palestinesi, ma l’OLP, incoraggiata dal capitale arabo e dalle sinistre europee, si è chiusa in un irredentismo che sta costando la vita a tutto un popolo, un popolo che mi è fratello, ma che vuole forgiare la sua indipendenza sulle mie ceneri. C’è scritto sulla carta dell’OLP: “verranno accettati nella Palestina riunificata solo gli ebrei venuti prima del 1917″.

A questo punto devo essere solidale con la mia gente. Quando gli arabi mi riconosceranno, mi batterò insieme a loro contro i nostri comuni oppressori. Ma per oggi la famosa frase di Cartesio penso, dunque sono non ha nessun valore.

Noi ebrei sono cinquemila anni che pensiamo e ci negano ancora il diritto di esistere. Oggi, anche se mi fa orrore, sono costretto a dire mi difendo, dunque sono.


Arringa per la mia terra - Herbert Avraham Haggiag Pagani - 1975


Tutte le nazioni sono come nulla di fronte a Lui.

Quando sei piccolo e rischi di abituarti a sentire ignominia sulla tua casa, tua madre ti insegna a pregare più volte al giorno, ti parla di chi sei, di come è bella la pace, di come è importante sperare e ti spiega da dove arriva ogni tua salvezza, tua madre non ti insegna ad odiare nessuna creatura vivente nè a vivere per la morte di altri prendendo in mano le armi dalla più tenera età.

Con amore e pazienza, cercando di infondere in te una speranza infinita, così ti alleva la gente che sopravvive ad ogni cosa in ogni dove; ridimensionando, sperando e combattendo proprio solo quando vede minacciata la propria esistenza, sperando che prima o poi, il mondo si rassegni alla tua presenza.

Ma tre giorni a leggere e tradurre notizie atroci sono troppi per una mamma sperduta come me e rischiavo di incupirmi il cervello in definitivo. E così: via! Sabato a casa e sabato sera in cammino per Roma. 

Domenica romana con diritto a pioggia, vento e freddo fuori stagione. In mattinata, in cerca di una mezuzah in più per casa nostra (tempi brutti la richiedono), siamo arrivati al ghetto e, dopo un bel piatto di schnitzel alle bambine e couscoussu col ragù a noi grandi, eravamo abbastanza stanchi per dormire stesso lì sui marciapiedi, sentendo il violino del musicista rumeno. Ma ci toccava ancora il giro per cercare delle bamboline promesse alle bambine. Non pensavamo sarebbe stato così difficile, sembra che rapunzel e biancaneve si trovino solo al negozio disney del centro commerciale vicino (si fa per dire) casa.

Lunedì, eravamo in fila al consolato brasiliano alle 8:00. Alle 8:27 abbiamo avuto il numero e alle 12:00 eravamo liberi di andarcene avendo provveduto al nuovo passaporto brasiliano per la piccola grande. "Avere più nazionalità costa molte ore in piedi" diceva la diretta interessata alla sorellina mentre stringeva la bambola nuova. Le spiegavo poi che avercele le cittadinanze è meglio di non averne nemmeno una come due dei suoi bisnonni, nati e morti apolidi; ma temo che lei lo potrà capire solo fra molti anni.

Pomeriggio di ritorno a casa passando per il soleggiato litorale laziale a salutare la suocera e alle 18:00 eravamo a casa dove ci aspettavano precisi e puntuali il vento, il freddo e la pioggia fuori stagione. Fantozzi ormai ci fa un baffo!

Sto scrivendo di un cammino senza punto d'arrivo preciso. Sto cercando di non pensare ai giornali e alla disgrazia di queste ore ma è difficile. Sarà la brutta abitudine rimasta del mio mestiere; leggere troppe notizie. 

Se le trattative di queste ore dovessero scontrarsi con l'ennesimo rifiuto di hamas a rispettare le decisioni firmate dal governo palestinese, se tutto dovrà ancora dipendere dalla volontà di un gruppo potente di terroristi, spero il mondo riesca a capire cosa succede. Spero sinceramente che si finisca di biasimare sempre e solo Israele col solito manicheismo; che si capisca che non è lecito chiedere a qualcuno di restare inerme mentre gli si lanciano razzi sulla testa per anni. Spero sia chiaro in queste ore il nome di chi tiene in ostaggio la vita di così tanti civili palestinesi, mi auguro che il mondo sia disposto a capire quanto succede laggiù perché ormai è troppo evidente.

Ma avrei anche un'altra speranza, più prosaica. Quella di sapere dov'erano i giornalisti francesi nei giorni scorsi, dov'era l'Europa pacifista e democratica sabato. Di certo non era a Parigi.

# Pray for truth, #pray for justice, #pray for peace!

Quando ero piccola già se ne parlava. Ricordo che mi mettevo da parte e scomparivo cercando di non farmi vedere. Avevo paura. Da ragazza, mi incuriosiva, dovevo capire, volevo sapere ma ce n'era sempre troppo poco scritto sui libri e giornali. I miei genitori cercavano di darmi la scuola migliore, quella dove andavano i figli dei politici locali, tanto per intenderci, quella che assicurava di essere in grado di superare i test d'ingresso alle università riconosciute, in cui tutti i corsi sono rigorosamente a numero chiuso. Ma nemmeno a scuola o all'università se n'è parlato abbastanza.

Ho seguito corsi presso altre facoltà nella speranza di conoscere lo stato di cose ma fu solo quando cominciai a comprare giornali e libri in più lingue che cominciai ad essere soddisfatta. Bisogna guardare i problemi da molti punti di vista prima di essere sicuri di poter farsi un' opinione che non sia basata solo su appartenenza, simpatie e sensazioni.

Da giornalista, rimasi sempre frustrata dal piccolo spazio che i giornali dedicavano a qualcosa di così tremendamente grave. Certe volte arrivai quasi alle mani con colleghi troppo presi dal bipolarismo scontato destra-sinistra per poter ragionare su temi delicati. Spesso ho avuto conferma di come il mondo scelga vittime e colpevoli ancor prima di sapere di quale crimine si tratti.

Ebbene, seguendo i telegiornali delle ultime ore, tornano i miei conti, il mondo cambia poco quando al centro del discorso ci sta Israel. Dopo più di dieci anni a subire lanci di razzi giornalieri, più volte al giorno, il governo israeliano ha risposto veramente ai lanci.

A Gaza, gli armamenti sono sepolti sotto palazzine residenziali, scuole, centri amministrativi ed è quasi impossibile attaccare quel gruppo estremista - del quale non voglio scrivere qui il nome per non sporcarmi il diario - senza colpire civili palestinesi. Oggi, qualche giornale ha scritto su. La stampa estera sembra aver appena scoperto che molti civili vengono obbligati a farsi usare come scudo umano e così la distruzione dell'armamento del terrore è veramente difficile, quasi impossibile. Già perché al contrario di quanto succede in Palestina, l'opinione pubblica in Israele non ha mai voglia di attaccare e mettere in rischio la vita del vicino e non è solo per timore del terrorismo, credetemi. Basterebbe farsi un giro nelle scuole e negli ospedali di tutto il territorio israeliano per capire che non c'è alcuna intenzione di togliere la vita ai civili palestinesi.

La guerra, qualsiasi guerra, non è mai giusta ma può essere necessaria però io prego perché non lo sia mentre seguo le notizie.

Pensate allo sbarco degli alleati in Europa mentre leggete queste mie parole. Non dissociatevi dalla realtà, non dissociatevi da quanto accade in Siria o in altre nazioni, tenete però ben presente che guerre interne sono ben diverse da guerre fra due o più paesi. 

Quando seguirete i telegiornali in questi giorni, se avrete nonni o anziani in famiglia, chiedete a loro cosa si prova a sentire bombe più volte al giorno nei pressi della propria casa. Per anni. Non per giorni.

Da Gaza sono partiti negli ultimi due giorni più di 360 razzi ma sono più di dieci anni di razzi giornalieri, fatevi un pò i vostri conti.

Non vengono veicolate immagini dei posti colpiti in Israel perché fa parte della politica di difesa israeliana non far vedere al nemico cosa è riuscito a colpire o meno. Ma vi basterà un pò di giri su internet, impostando bene le date e facendo un pò di traduzioni, per capire che c'è molto da sapere sul governo palestinese che i telegiornali non sono ancora disposti a far conoscere.

Ci sarebbe anche da porsi molte domande sul perché di tanto pudore (o paura?) nel parlarne ma ognuno pensi con la propria testa e ne traga le proprie conclusioni.

E siccome pochi fanno vedere cosa succede in Israel e in tanti chiudono gli occhi ad un problema così grande e vecchio mentre guardano le ultime partite in diretta dal Brasile, vi dico che anche in Israel ci sono bambini che provano a crescere e attendono con ansia la fine del lancio di razzi su di loro.

Grazie in anticipo.

Era più difficile del solito, l'ho detto e lo ribadisco.

Siete credenti? Allora, ve lo chiedo.

No, questo non è diventato un blog religioso o roba simile. Questo è ancora un luogo dove provo a fare un registro condiviso delle mie giornate e questa è una giornata particolarmente difficile.

Ma non voglio parlare di me oggi. Parliamo di noi. Noi tutti esseri umani; tutti, io, loro, noi e voi che eventualmente passerete di qui oggi.

Lo so che è un pò come lanciare una bottiglietta nell'oceano e sperare che il messaggio rimanga asciutto e venga letto da qualcuno ma ve lo chiedo lo stesso.

Dedicate un minuto, almeno uno. Lo dico davvero, ne basta un minuto di preghiera sincera, con le vostre proprie parole o in silenzio, con la voce dell'anima, una preghiera perché ogni cuore pieno di odio, oggi, si svuoti e venga riempito di voglia sincera di pace vera.

Grazie in anticipo.

"Yehudah es todà!"

Gli ultimi giorni sono stati agitati e non solo perché il marito vecchiocampermunito ci ha portate ancora in Puglia per il fine settimana. Il marito, dopo aver capito quanto avevo bisogno di chiarirmi i pensieri e che le bambine non ce la facevano più del solito giro casa-giardinetti-supermercato, si è impegnato per farci trascorrere sabato e domenica insieme e rigorosamente all'aperto.

Abbiamo finalmente trovato un posticino carino e molto ben attrezzato, un villaggio che sembra così simpatico che ci torneremo ad agosto per una settimana. L'altra settimana è ancora da decidere e nei prossimi giorni dovrei indovinare qualcosa su internet. Spero di riuscire a fare ancora un'altro giro come questo e scoprire la destinazione per l'altra settimana libera ad agosto. Siamo rientrati rinfrescati ma stanchi e, al tempo stesso, soddisfatti per la prenotazione.

Sarà che siamo vicini alla pianificazione dei prossimi anni, sarà che l'età porta cambiamenti interiori tanto sottili quanto inattesi ma la verità è che la ricerca spasmodica del posto migliore dove far trascorrere ancora parte dell'infanzia delle bambine, dove farle creare amicizie durevoli, dove continuare la nostra vita di lavoro e famiglia a cui siamo abituati contrasta molto, in questo ultimo periodo, con l'arrivo di notizie che certamente non aiutano ad essere ottimisti.

Non mi riferisco soltanto a quanto mi riguarda in modo più personale, cioè, non mi riferisco a quanto accaduto in Israel nei giorni scorsi, con l'uccisione di ben quattro ragazzi innocenti, non mi riferisco solo alla stampa estera che, chissà per quale strano motivo (!), dopo tanti anni di silenzio sui lanci giornalieri di razzi palestinesi sulle case nel sud di Israel, all'improvviso, si dimostra allarmata per la tardiva controffensiva israeliana. Intendo anche le condizioni d'inerzia politica che ci condizionano la vita in Europa - e in Italia principalmente - in un modo perverso ogni anno di più.

Diciamo che quando viene messa in piedi un'azienda in Italia - e per giunta nel sud Italia - e l'imprenditore del caso non è un evasore, non è un vampiro, ovvero, non ha scopi speculativi bensì di realizzazione professionale, tutta la famiglia partecipa diretta o indirettamente ad ogni giornata di lavoro sia con le proprie energie che con le proprie rinunce. Bisogna lavorare molto anche su sé stessi per cogliere il bello di ognuna di queste giornate, benedire tutto quanto c'è da benedire e andare avanti uniti.

In altre parole, credo alla gratitudine e al ringraziare come impostazione per la vita e non mi rassegno quando mi trovo scontenta o demoralizzata. A me è stato insegnato con una frase semplice "Yehudah és todà", che ringraziare è la chiave di lettura essenziale della mia esistenza, che avere gli occhi aperti ogni mattino è già tanto e avere di cui vivere ogni giorno è come ricevere nel deserto la manna dal cielo. Cerco quindi in questi giorni di scrollarmi di dosso questa sensazione disgustosa di rivolta ad ogni costo ma, lasciatemelo dire, certe volte è molto più difficile del solito.

"Distruggerà la morte per sempre, prosciugherà il Signore la lacrima di ogni faccia (...)" (Yeshayahu - Isaia 25-8)

Affido alle parole del profeta il dovere di raccogliere ogni mio dolore e ogni mia speranza, come ha sempre fatto, perché non potrei dire nulla di giusto stamattina.

Un mare di pensieri

E finalmente arriva l'estate. La suocera si trasferisce alla casa al mare per tre giorni a settimana e noi andiamo a trovarla di domenica finché non arrivano le vacanze. Solito posto, solito lido, solito mare, i sette nipotini (quattro grandi e tre piccole) soliti che si alternano nelle visite e lei è contenta. Noi pure. Anche se, ora come ora, vorrei andare a trovare i miei e coccolarli un bel pò anch'io. Non tutto è perfetto. Pazienza.

E sempre ora come ora, non penso alle vacanze più di tanto ma al trasloco in posto ancora ignoto. Mica è lontano. Ottobre è vicino e dire giugno dell'anno prossimo è come domani nella mia testa. Pazienza ancora, molta pazienza. Afff!